Il servizio militare e l’educazione dei giovani.

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Ieri il vice-premier italiano Matteo Salvini ha fatto alcune dichiarazioni in cui esprimeva il proprio desiderio di re-introdurre il servizio militare obbligatorio di alcuni mesi per i ragazzi e le ragazze. La frase che più mi ha colpito è stata “così almeno impari un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti”.

Con questa semplice frase sta esprimendo due concetti non da poco:

  • l’incapacità di educare delle famiglie di oggi;
  • il ruolo nullo o il fallimento totale della scuola in primis, della Chiesa cattolica e delle altre religioni, ma anche dello sport, e di tante altre realtà nell’educazione dei giovani (tanto che nemmeno li ha nominati).

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Afghanistan: record di vittime civili al 17° anno di guerra

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Il generale Abdul Rashid Dostum, signore della guerra uzbeko e vicepresidente dell’Afghanistan, era atterrato da poco all’aeroporto di Kabul e si accingeva a proseguire verso la capitale afghana quando un kamikaze si è fatto saltare in aria fuori dall’ingresso principale provocando almeno 14 morti, tra civili e membri delle forze speciali afghane, più una cinquantina di feriti. L’attacco (in cui Dostum è rimasto illeso), è avvenuto lo scorso 22 luglio ed è stato rivendicato dall’Isis. Non è che uno degli ultimi episodi di sangue che continuano a sconquassare il paese, arrivato ormai al 17° anno di guerra con ben pochi segni di miglioramento all’orizzonte. Basta leggere l’ultimo rapporto della Missione di Assistenza ONU in Afghanistan (Unama), secondo cui il numero di civili uccisi in Afghanistan nei primi sei mesi di quest’anno avrebbe raggiunto un livello record, il più alto da quando l’agenzia ha cominciato a raccogliere i dati nel 2009.

Dal 1 gennaio al 30 giugno 2018, sono infatti 5.122 le vittime civili rilevate dall’UNAMA, di cui 1.692 morti e 3.430 feriti.

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Il mercato del corpo delle donne

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“Smettiamo di fingere che queste ragazze siano apparse dal nulla. Smettiamo di fingere che non ci sia una chiara e riconosciuta catena di sfruttamento delle donne. Queste ragazze vengono da qualche parte. E noi sappiamo da dove”. Con queste parole suor Annie Jesus Mary Louis, delle suore francescane missionarie di Maria (Fmm), ha denunciato la struttura logistica dietro la tratta di esseri umani. L’occasione per questa sua testimonianza è stata la conferenza “Preventing Human Trafficking among Rural Women and Girls: Integrating Inherent Dignity into a Human Rights Model”, tenutasi il 13 marzo nella Sala Conferenze del quartier generale dell’Onu, a New York. Suor Annie è una persona “informata sui fatti” semplicemente perché lavora in una zona rurale dell’India centrale, nel Chhattisgarh, fra le popolazioni tribali di un’area che, insieme a molte altre zone rurali dell’Indocina, è l’origine della catena di approvvigionamento del commercio sessuale. Ha collaborato per anni con Ong impegnate nella lotta contro la tratta degli esseri umani, sforzo che nel 2016 le è valso il riconoscimento del governo indiano come “Miglior operatrice sociale”.

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Global Witness, RD Congo: deforestazione fuori controllo

Lo sfruttamento delle foreste della Repubblica democratica del Congo è fuori controllo. A trarne i maggiori vantaggi è la Norsudtimber, compagnia europea che da sola gestisce il 60% del mercato internazionale di legname congolese, operando illegalmente sul 90% delle sue concessioni. L’Agenzia francese per lo sviluppo è invece uno dei principali sostenitori dell’espansione del taglio industriale del legname nel paese.

Strade nella foresta realizzate per far passare i camion di tronchi che lasciano la Repubblica democratica del Congo (RdC). E’ questa l’immagine che restituisce il recente rapporto pubblicato da Global Witness dal titolo “Fallimento totale del sistema”. L’organizzazione non governativa, dopo due anni di ricerche, punta il dito contro una compagnia europea del legname che opera illegalmente sul 90% delle sue concessioni in RdC. Continua a leggere Global Witness, RD Congo: deforestazione fuori controllo

Amnesty – Migranti, la crudele politica Usa di separare i bambini dai genitori al confine: “è tortura”

Le immagini e le voci strazianti di bambini crudelmente separati dai genitori a seguito della politica di “tolleranza zero” adottata dal procuratore generale Jeff Sessions lascerà una macchia indelebile sulla reputazione degli Usa.

Molti di loro sembrano piangere così forte che riescono a malapena a respirare. Gridano “Mami” e “Papá” ancora e ancora, come se fossero le uniche parole che conoscono.

La vicenda è quella che riguarda 2mila bambini alla frontiera sud degli Stati Uniti che sono stati separati dai lori genitori, colpevoli di essere entrati in territorio americano illegalmente. Politica che risale al 6 aprile 2018.

diritti dei bambini sono violati in molti modi: vengono detenuti, sono separati dai genitori o dai loro tutori legali e subiscono traumi gratuiti che potrebbero pregiudicare il loro sviluppo. Continua a leggere Amnesty – Migranti, la crudele politica Usa di separare i bambini dai genitori al confine: “è tortura”